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Soluzioni di pulizia e sanificazione made in Italy

Dalle lavasciuga pavimenti alle macchine per disinfettare gli ambienti, Eugenio Cagna, co-fondatore di KlinMak, ci parla di come la sua azienda ha saputo innovarsi, durante la pandemia, ampliando la propria gamma di prodotti.

Come Nasce KlinMak?

La nostra azienda nasce nel 2014, fondata dal sottoscritto e da Angelo Orsi. Lui aveva un’esperienza nel settore delle macchine della pulizia industriale dall’88’, io invece dal 93’, dunque, abbiamo deciso di fare una nostra società grazie all’ esperienza acquisita di oltre 50 anni nel business del cleaning. Insieme abbiamo fondato Klinmak, anche in virtu’ di un brevetto che Angelo Orsi aveva elaborato e che avevo apprezzato particolarmente: una piccola lavasciugapavimenti uomo a bordo che, con un unico motore, permetteva di far girare due spazzole. Nel 2014 abbiamo iniziato la produzione di questa nuova macchina che nel corso degli anni abbiamo sempre migliorato. Negli anni seguenti, abbiamo ampliato la nostra produzione, realizzando macchine più piccole, uomo a terra. Il primo prototipo è stato una lavasciuga che con un unico motore riusciva a far girare contemporaneamente due spazzole e una turbina. Il collaudo ci ha fatto capire che, poiché la potenza assorbita dalla macchina era molto contenuta, poteva essere venuto il momento di usare una batteria a litio; era il 2015 e tutto da rifarei. Dopo 4 anni di sperimentazione e vari prototipi, siamo riusciti nel 2019 a realizzare la gamma delle macchine lavasciuga uomo a terra. Abbiamo creato due modelli base, in 8 configurazioni diverse, con la possibilità di montare batterie diverse o con importanti allestimenti diversi. Alla fine del 2019 ci siamo ritrovati con tre modelli base e una decina di tipologie di macchine diverse. Fino a fine febbraio 2020, il mercato procedeva discretamente bene con le ultime forniture inviate con successo, fino allo scoppio della pandemia”.

Come avete affrontato l’emergenza Covid-19?

A fine marzo si è bloccata l’intera catena a causa della pandemia. Si è creato molto panico: gli ordini da metà marzo hanno cominciato a diminuire e quelli non ancora consegnati sono stati bloccati. Il lockdown ha chiaramente determinato peggioramenti. Abbiamo capito che ci dovevamo adattare ai tempi ed inventarci qualcosa di innovativo. Abbiamo iniziato la sperimentazione di macchine per disinfettare, in attinenza con la pandemia. Siamo partiti con questo progetto di macchine che producessero una soluzione di nebulizzazione per disinfettare gli ambienti (bagni, pareti, pavimentazioni, porte, finestre). La necessità era quella di trovare soluzioni disinfettanti rapide ed efficaci. Ci siamo inventati un sistema che tramite il vettore acqua ci ha permesso di elaborare vari modelli. Un prodotto di recente produzione è il Killo, che è stato configurato ed è in distribuzione da circa due mesi con un ottimo successo. Grazie alla sua nebulizzazione costante e senza fatica con oltre 90 tipologie di disinfettanti utilizzabili, è una soluzione per un esercizio, un negozio, un bar o un parrucchiere, costa poco e funziona alla perfezione, adattandosi ad ogni necessità. Siamo riusciti ad affrontare l’emergenza tramite la produzione e l’affiancamento di macchine per disinfettare alle nostre tradizionali lavasciuga pavimenti. Inoltre, nel mese di aprile siamo riusciti ad avviare anche distribuzione di una nostra linea di 5 igienizzanti per le mani, a costi contenuti. Attualmente abbiamo in produzione nuovi prodotti e nuove macchine che ci impegneranno per i prossimi due anni”.

Come ha influito l’emergenza Covid-19 sulla vostra produzione aziendale?

Per riassumere la portata della pandemia basti dire che in catalogo avevamo 4 prodotti realizzati in 5 anni, invece, l’emergenza Covid-19 ci ha portato a realizzare 5 prodotti nuovi in appena 5 mesi. La nostra idea di partenza è stata quella di rielaborare l’idea della lavasciuga per pavimenti per realizzare prodotti più piccoli, come le macchine per disinfettare. Nel nostro settore, è stato di massima importanza adattarsi in tempi brevi per far fronte all’emergenza e al lockdown. La nostra fortuna è stata quella di essere un’azienda piccola che ci ha permesso di prendere decisioni in tempi rapidi. Purtroppo non tutte le aziende lo hanno fatto e ripartiranno più lentamente. La partita se la giocano le aziende che sono riuscite ad innovare e quelle che per molte ragioni non ci sono riuscite. Purtroppo, posso confermare che non è semplice perché quando vuoi lanciare un nuovo prodotto, ci sono tanti passaggi da completare che non sono brevi (certificazioni, test report, test tecnici, stampi, prototipi, sperimentazioni, disegni finali, montaggi e così via). Sono tempistiche che per molte aziende possono risultare difficilmente comprensibili e realizzabili”.

Il Covid-19 ha modificato la gamma di produzione futura?

L’incognita è se una serie di prodotti rimarranno attivi anche ad emergenza finita o se scompariranno.

Personalmente, penso ci siano tre correnti di pensiero:

  • la continuità della produzione di soluzioni anti Covid-19
  • la totale dismissione, dunque, tutto quello che è stato prodotto in questi mesi verrà con il passare del tempo eliminato
  • la corrente intermedia: i prodotti realizzati in questi mesi rimarranno nel catalogo e in qualche modo potranno essere sempre un assortimento di riferimento per gli anni a venire

Io sono dell’idea che la soluzione intermedia prevarrà poiché l’impronta del Covid-19 è stata molto forte e determinante, per cui difficilmente verrà dimenticata. C’è stata frenesia figlia della paura e delle normative. Io ritengo che una seconda ondata con lo stesso impatto della prima non ci sarà più perché molta gente si è attrezzata. Sicuramente la cultura dell’igiene e della sanificazione è maggiormente entrata nei metodi di lavoro e nella testa delle persone. Attualmente la vendita dei macchinari si muove lentamente, ma la capacità di innovazione ci ha aiutato ad adattarci ai tempi odierni. Dal punto di vista della creatività e dell’innovazione, la pandemia è stata per alcune aziende fonte di accelerazione, un grande driver che ha permesso di pensare a prodotti e macchinari nuovi. L’emergenza è stata dunque anche un’opportunità per ampliare la nostra produzione, con, fortunatamente, un esito positivo”.